- Questo evento è passato.
27 Agosto

Il progetto di prevenzione di comportamenti violenti e autolesionisti dedicato ai detenuti del Santa Bona, realizzato grazie al sostegno della Fondazione BCC Pordenonese ETS, è promosso da ULSS 2 Marca Trevigiana e Volontarinsieme ODV. Coinvolti complessivamente 32 carcerati, in due cicli di incontri condotti da un’équipe multidisciplinare di professionisti. Questa mattina la consegna degli attestati di partecipazione al primo gruppo di detenuti.
Prevenire e ridurre i comportamenti violenti all’interno degli istituti penitenziari attraverso un lavoro sulla consapevolezza, sulla gestione delle emozioni e sulle modalità di relazione con gli altri. È questo l’obiettivo di “Coraggiosi, non violenti – Progetto di prevenzione della violenza in ottica funzionale (teoria e tecniche)”, iniziativa realizzata, con il sostegno della Fondazione BCC Pordenonese ETS, dall’ULSS 2 Marca Trevigiana, in collaborazione con Volontarinsieme ODV.
Il progetto, finanziato dalla Fondazione BCC Pordenonese ETS per 3 annualità, si è sviluppato alla Casa Circondariale di Treviso – Santa Bona, dove si sono svolti finora due cicli di incontri rivolti a gruppi di detenuti con difficoltà nella gestione dell’impulsività e nelle relazioni interpersonali.
Il primo percorso è stato preceduto, nel luglio 2025, da una fase di colloqui e valutazioni preliminari, finalizzata a individuare i 19 partecipanti, coloro maggiormente adatti all’intervento. Sono stati quindi formati due gruppi, composti rispettivamente da 10 e 9 detenuti. Da settembre a dicembre 2025 ciascun gruppo ha partecipato a 10 incontri della durata di due ore, condotti da professioniste esperte nell’approccio del Neo-Funzionalismo: le psicoterapeute Valentina Cincotto, Veronica Zaninotto e Miriam Bordignon. Il lavoro ha affrontato alcuni dei principali fattori legati alla genesi e alla gestione dei comportamenti aggressivi, utilizzando attività esperienziali e laboratori funzionali finalizzati ad attivare e riequilibrare specifiche Esperienze di Base del Sé.Tra le aree affrontate figurano l’Allentamento del controllo, per favorire una maggiore autenticità nella partecipazione; il Contatto, inteso come capacità di entrare in relazione con sé stessi e con gli altri riducendo atteggiamenti difensivi; la Forza calma, orientata a trasformare la rabbia disorganizzata in un’energia consapevole e regolata. Il percorso ha inoltre lavorato sulla Tenerezza e sull’Amare/Rispettare l’altro, per recuperare modalità relazionali più positive, sull’Aggressione giocosa, finalizzata a riconoscere e gestire l’energia aggressiva senza convertirla in violenza, e sulle Concezioni della violenza, attraverso una rilettura critica di convinzioni e automatismi disfunzionali. A conclusione del percorso, il tema del Benessere ha consentito di consolidare quanto appreso durante gli incontri. L’intervento si muove su un duplice piano. Sul versante preventivo, punta a favorire il mantenimento di Esperienze di Base del Sé il più possibile piene e funzionali, così da rafforzare le risorse personali necessarie ad affrontare situazioni di tensione e conflitto. In una prospettiva riabilitativa, invece, mira a recuperare Funzionamenti di Fondo eventualmente compromessi, attraverso specifiche tecniche proprie dell’approccio Neo-Funzionalista.
L’esito positivo del primo ciclo ha portato alla prosecuzione dell’iniziativa. Tra gennaio e luglio 2026 è stato quindi realizzato un secondo percorso, che ha coinvolto 13 nuovi detenuti, secondo modalità analoghe al precedente: dieci incontri distribuiti nell’arco del primo semestre dell’anno. Questa mattina, presso la Casa Circondariale di Santa Bona, si è svolta la consegna degli attestati di partecipazione ai detenuti che hanno preso parte al progetto, come riconoscimento dell’impegno dimostrato nel corso dell’esperienza. Secondo quanto rilevato dalle professioniste e dai coordinatori dell’iniziativa, entrambi i cicli hanno registrato una partecipazione significativa e risultati molto soddisfacenti, con miglioramenti osservabili nella capacità dei partecipanti di riconoscere e gestire le proprie emozioni e di affrontare in maniera più funzionale le dinamiche relazionali.
Il progetto rientra nelle attività dell’Unità Operativa Semplice a Valenza Dipartimentale di Sanità Penitenziaria dell’ULSS 2, impegnata nella tutela della salute e nella promozione del benessere psicofisico delle persone detenute. L’équipe opera da anni per la prevenzione delle aggressioni e dei comportamenti autolesivi, attraverso interventi individuali e di gruppo.
Il progetto proseguirà per altre due annualità con l’attivazione di ulteriori percorsi rivolti ad altri gruppi di persone detenute presso la Casa Circondariale di Santa Bona.
“Per l’Ulss 2 la realizzazione di “Coraggiosi, non violenti”, progetto corale per il quale ringrazio tutti i partner coinvolti, dimostra che la cura e la sicurezza della comunità possono camminare insieme. Non abbiamo offerto dei semplici momenti di confronto ai detenuti ma un percorso scientifico strutturato per fornire loro strumenti concreti di gestione emotiva e controllo degli impulsi. I dati raccolti ci consegnano risultati importanti come il crollo dell’ansia e il riscatto dell’autostima. La scienza ci dice che un uomo con una migliore autostima e una visione critica della violenza è un uomo che, una volta libero, avrà molte meno probabilità di delinquere. Allora il nostro obiettivo è consolidare questo progetto, ampliarlo e integrarlo sempre più con l’area educativa del carcere in sinergia con le attività della Sanità Penitenziaria che ogni giorno visita in media 10/15 persone, effettua prelievi, esami vari con refertazione e diagnosi da remoto. “Coraggiosi, non violenti” è quindi un investimento sulla salute della persona, oltre che sulla sicurezza della struttura e sulla qualità della nostra società civile”, le parole del direttore generale Ulss 2 Giancarlo Bizzarri.
“Come Fondazione BCC Pordenonese ETS sosteniamo con profonda convinzione questo progetto triennale, perché crediamo fermamente che il ruolo di un’istituzione come la nostra sia anche quello di promuovere l’inclusione, la coesione sociale e il valore del recupero della persona, in ogni contesto del nostro territorio – dichiara il presidente di Fondazione BCC Pordenonese ETS, Mauro Verona -. Offrire ai detenuti della Casa Circondariale di Treviso uno strumento concreto per affrontare la complessità delle proprie emozioni e trasformare l’impulsività in un’energia costruttiva e non violenta significa non solo migliorare la qualità della vita all’interno dell’istituto penitenziario, ma anche investire sulla sicurezza e sul benessere dell’intera comunità. I risultati positivi di questi primi due cicli e l’impegno dimostrato dai partecipanti confermano la bontà di un percorso multidisciplinare e innovativo, promosso in sinergia con l’ULSS 2 e Volontarinsieme ODV. Continueremo ad accompagnare con orgoglio questa iniziativa anche nelle prossime annualità, con la consapevolezza che costruire relazioni basate sul rispetto sia la chiave per una reale riabilitazione conclude Verona”.
“Questo progetto rappresenta un esempio concreto di come il volontariato, quando lavora in rete con i servizi pubblici e con le professionalità adeguate, possa contribuire a costruire percorsi di cambiamento anche in contesti complessi come quello penitenziario – dichiara Anna Corò, presidente di Volontarinsieme OdV -. La prevenzione della violenza passa innanzitutto dalla possibilità di riconoscere le proprie emozioni, comprendere i propri comportamenti e imparare a gestire le situazioni di conflitto in modo diverso. Come Volontarinsieme ODV crediamo fortemente nel valore di percorsi che mettano al centro la persona e le sue possibilità di evoluzione, senza dimenticare che il benessere individuale e la sicurezza della comunità sono strettamente connessi. Investire sulla consapevolezza e sulle capacità relazionali delle persone detenute significa quindi creare condizioni più favorevoli non solo all’interno del carcere, ma anche in vista del loro futuro reinserimento nella società. Siamo particolarmente soddisfatti che l’esperienza abbia prodotto risultati positivi e che possa proseguire nel tempo. La continuità è infatti fondamentale: percorsi di questo tipo hanno bisogno di essere strutturati e non episodici, perché il cambiamento richiede tempo, accompagnamento e la possibilità di consolidare quanto appreso. Ringraziamo l’ULSS 2, le professioniste coinvolte, la Direzione della Casa Circondariale e la Fondazione BCC Pordenonese ETS per aver reso possibile questa esperienza e per la collaborazione che ci permette di guardare con fiducia alla prosecuzione del progetto”.
L’Ulss 2 Marca Trevigiana e Volontarinsieme ODV ringraziano la Fondazione BCC Pordenonese ETS per il sostegno, sottolineando l’importanza di interventi strutturati e continuativi nel contesto penitenziario, dove la promozione del benessere individuale rappresenta un elemento cruciale per la sicurezza collettiva e per percorsi reali di reinserimento.
Ufficio stampa
